Skip to content

Il blog è aperto dal mese di Agosto (2013) e si propone di continuare l'attività divulgativa e collaborativa iniziata dapprima sulla piattaforma di facebook con il gruppo nazionale CARL GUSTAV JUNG - ITALIA.

E' possibile iscriversi agli aggiornamenti del blog inserendo la propria email in basso a questo riquadro a destra "Segui blog via email.

La sezione "Estratti INEDITI" raccoglierà tutti gli articoli e gli elaborati di varia natura inviati da collaboratori psicologi, psichiatri, scrittori e appassionati delle tematiche della psiche. Tali contributi saranno tutelati dal copyright (per quei lavori già pubblicati regolarmente) o dai CC (creative commons) per quelli inediti di prossima pubblicazione editoriale.

Un saluto dall'Admin,
Emanuele Casale
-----------------------

«Lasciate cadere ciò che vuole cadere; se lo trattenete, vi trascinerà con sé. Esiste un vero amore che non si occupa del prossimo.»
(C.G.Jung – Libro Rosso, p.245)

«Le storie ci avvicinano, vi nasciamo dentro e ci viviamo, ci prendono per mano.» (Daniel Taylor) parte 1

Daniel Taylor - Le storie ci prendono per mano
“Il filosofo William James disse che la maggiore distanza esistente nell’universo è quella che separa una mente da un’altra. Raggiungere altri pianeti è un gioco da ragazzi se comparato al superamento degli anni-luce che separano la galassia della vostra mente dalla galassia della mia. Una storia può essere come un viaggio nel tempo.”
(Daniel Taylor – Le storie ci prendono per mano.  L’arte della narrazione per curare la psiche – Edizioni Frassinelli, 1999)

«Siamo nati nelle storie, ci nutrono e ci guidano attraverso l’esistenza, e ci aiutano a sapere come morire. Le storie ci consentono di essere creature umane.
Le storie mi dicono non soltanto chi sono io, ma anche chi siete voi, e che cosa siamo tutti insieme.
In effetti, senza di voi e senza la vostra storia non posso conoscere me stesso e la mia storia. Da sola non esiste la storia di nessuno. Ogni storia è intrecciata a innumerevoli altre. Provate a tirare un filo della mia storia, e sentirete il fremito di mezzo mondo e di due millenni.»
(ibidem.)

“Le nostre storie sono tra loro intrecciate. Non possiamo vivere da soli la nostra storia perché siamo personaggi anche della storia di altri”
(ibidem.)

«Le storie ci avvicinano. Non solo scambiamo storie, ma siamo personaggi gli uni nelle storie degli altri, perciò nessuno di noi può vivere la sua storia in solitudine.»
(ibidem.)

«Non possiamo vivere da soli la nostra storia perché siamo personaggi anche in quella di altri.»
(ibidem.)

«Quando percorri il tuo cammino anche gli Dèi si destano per aiutarti.» (Emanuele Casale)

Io e il nipote di Jung nella nel giardino posteriore della casa sul lago a Kusnacht (casa in cui Jung ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni. Non è aperta al pubblico in quanto privata e abitata dagli eredi.)

Io e il nipote di Jung nella nel giardino posteriore della casa sul lago a Kusnacht, Svizzera. (casa in cui Jung ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni. Non è aperta al pubblico in quanto privata e abitata dagli eredi.) 07/06/2012

Bisogna portare alla memoria – alle volte – le imprese e i colpi di “sincronicità” che la vita regala, come questi, che sono segnali belli e forti che ti dicono palesemente “Si, è questa la tua strada”. Altrimenti come sarebbero accadute alcune delle cose più improbabili?
Anche gli Dèi si smuovono per aiutarti quando ci si incammina sul proprio sentiero.
Qui ogni logica umana perde di significato, perché ciò che si crede normalmente impossibile o improbabile, in tali circostanze può essere invece realizzabile oltre ogni ristretta aspettativa: sul proprio sentiero è l’intuizione a svolgere un ruolo di primaria importanza, contraddicendo spesso la linearità degli eventi usuali e causali.
Perciò, quando si ha una minima visione di ciò che si vuole abbracciare, di ciò che si vuole iniziare, di dove si vuole andare, si depongano senza riserve ogni paura e ogni stupida razionalizzazione che pone attenzione ai “se” e ai “ma”, soprattutto si deponga l’attenzione che si rivolge a chiedere consigli e pareri a terzi, chiunque siano. Anche alcune deviazioni fanno parte del cammino che ci riporta a “casa”, dunque, in tali casi, si prosegui.

Io, qui, ne sono un piccolo esempio.

(Emanuele G. Casale; 29/05/2014, Pescara – Registrato con Licenza CC – Creative Commons Licenza Creative Commons.
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.)
——————
Post correlato:
Intervista INEDITA al nipote di JUNG, di Emanuele Casale, pubblicata sulla rivista scientifica/culturale di psicologia “L’Anima fa Arte”

«Non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, riuscire ad Amarti» (Jung)

« […] È facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. È questa la domanda – sei capace d’amare te stesso? – e sarà questa la prova. […] »
(C.G.Jung, Lo Zarathustra di Nietzsche, Seminari)
(grazie mille a Teresa d’Anna per questa magnifica segnalazione)

«Si fa di tutto, anche le cose più strane, pur di sfuggire alla propria anima. (…)tutto, perché non si sa affrontare sé stessi.»
(C.G.Jung)

“The Rain Song”, dei Led Zeppelin: un inno al risveglio della vita interiore

HUJAN
«E’ la primavera del mio affetto

la seconda stagione che sto conoscendo
sei la luce del sole nel mio crescendo
sentivo cosi poco calore prima
non è difficile farmi sentire ardente
ho guardato il fuoco crescere lentamente
E’ l’estate dei miei sorrisi
fuggite da me Guardiani del Buio
parlami solo con i tuoi occhi
per te porto questa melodia
non è difficile da riconoscere
queste cose sono chiare per tutti
da sempre

parla, parla
ho sentito il freddo del mio inverno
non ho mai pensato che se ne sarebbe andato
ho maledetto l’oscurità scesa sopra noi
ma io so che ti amo cosi

Queste sono le stagioni delle emozioni
e come il vento salgono e scendono
Questa è la meraviglia della preghiera
vedo la torcia che tutti dobbiamo tenere
è il mistero del quoziente
sopra tutti noi una pioggia leggera deve cadere»

Chi sono in realtà le persone che ritrovo nei SOGNI di notte?

people persone in sogno dream
«Le persone con le quali ho a che fare nei sogni non sono né rappresentazioni (simulacra) del loro sé vivente, né parti di me. Sono immagini fatte d’ombra che ricoprono ruoli archetipici; sono personae, maschere, nella cui cavità è presente un numen.
Così esprime la stessa tesi Dodds: “In molto sogni omerici, il dio o eidolon appare al sognatore nelle vesti di un amico vivente ed è possibile che nella realtà i sogni in cui comparivano conoscenti del sognatore venissero interpretati in questo modo.” (…)
L’immagine onirica di una persona umana non può essere riferita alla persona reale, perché le immagini oniriche fanno parte delle ombre del mondo infero e pertanto si riferiscono a persone archetipiche in sembianze umane. (…)
Il mio vecchio maestro o il mio professore che compaiono in un sogno non rappresentano soltanto una potenzialità intellettuale della mia totalità psichica. Su un piano più profondo, quella figura è il mentore archetipico, il quale, temporaneamente, in questo sogno, indossa le vesti di quel maestro o di quel professore. La fidanzatina, o fidanzatino, delle elementari che compare nei miei sogni non è soltanto una particolare tonalità affettiva che potrei scoprire e integrare adesso che divento vecchio. A un livello più profondo, quella persona giovane appartenente al passato, che vive nella memoria, è la kore o il puer archetipici che si presentano sotto forma di questo o quel ricordo personale. Nei sogni, nelle sembianze degli amici incontrati ieri sera, ci vengono a visitare daimones, ninfe, eroie e Dei. (…)
Possiamo mettere a confronto tre modi di considerare le persone del sogno.
il PRIMO, chiamiamolo freudiano, le riconduce all’attualità del giorno mediante le associazioni o mediante l’interpretazione al livello oggettivo: per comprendere le persone dei sogni sono essenziali altre persone.
Il SECONDO modo, che potremmo chiamare junghiano, le riconduce al soggetto, intendendole come espressione dei suoi complessi: per comprendere le persone dei sogni è essenziale la Continua a leggere…

«Suonando si è a diretto contatto con l’atemporalità» le parole di un grande della musica: Daniel Barenboim

«Sergiu Celibidache disse che la musica non diventa qualcosa, bensì che qualcosa può diventare musica
(Daniel Baremboin – La musica sveglia il tempo, p.17)

Argentinian-born conductor Daniel Barenb

Daniel Barenboim (Buenos Aires, 15 novembre 1942) è un pianista e direttore d’orchestra argentino-israeliano. Dal 1992 è direttore musicale dell’Opera di Stato di Berlino, e dal 1º dicembre 2011 anche del Teatro alla Scala[1]; precedentemente ricoprì la carica di direttore musicale nella Chicago Symphony Orchestra e nell’Orchestre de Paris.

«La musica deve esistere già nella mente del pianista, così che suonando egli possa creare l’impressione di unirsi a qualcosa di preesistente, anche se non nel mondo fisico. (…)
L’ultimo suono non è il termine della musica. Se la prima nota è collegata al silenzio che la precede, allora l’ultima deve essere collegata al silenzio che la segue. Per questo è così sgradevole quando un pubblico entusiasta applaude prima che si sia spento l’ultimo suono, perché c’è un ultimo momento di espressività, che consiste precisamente nel rapporto tra la fine del suono e l’inizio del silenzio che lo segue. Sotto questo aspetto, la musica è lo specchio della vita: entrambe cominciano dal nulla e finiscono nel nulla. Inoltre, quando si suona, è possibile raggiungere uno stato di pace assoluta, dovuta in parte al fatto che si può controllare, attraverso il suono, il rapporto fra vita e morte, un potere che ovviamente non è concesso agli esseri umani. Poiché ogni nota creata dall’uomo ha una qualità umana, con la fine di ciascuna nota si sprigiona un sentimento di morte, e attraverso tale esperienza si vive una sorta di trascendenza delle emozioni che le note hanno prodotto nelle loro brevi vite; in un certo senso, suonando si è a diretto contatto con l’atemporalità
(Daniel Barenboim – La musica sveglia il tempo, p.15)

«L’attacco di un concerto gode di più privilegi dell’incipit di un libro. Rispetto alle parole, si potrebbe dire, è privilegiato il suono in sé. Un libro è composto dalle stesse parole che usiamo ogni giorno per spiegare, descrivere, chiedere, litigare, supplicare, esultare, dire la verità e mentire. I nostri pensieri prendono forma nelle parole; quindi, le parole sulla pagina scritta devono competere con le parole che abbiamo nella mente. La musica dispone di un mondo ben più vasto di associazioni proprio in virtù della sua natura ambivalente: essa è nel mondo, ma è anche fuori dal mondo.»
(Daniel Barenboim – La musica sveglia il tempo, p.9)

Auguri Freddie Mercury! Nasceva il 5 Settembre 1946, la voce più bella del mondo!

IMG-20140905-WA0031

 

«Questo libro è dedicato al mio ragazzo, Farrokh Bulsara, Naturalmente, il mondo l’ha conosciuto più come Freddie Mercury. Ma in nessuna circostanza della sua vita lui ha mai smesso di essere un figlio e un familiare amorevole e affettuoso.
Mi manca enormemente, ma grazie alla sua musica non è mai lontano da me. Il talento e l’intelligenza di quest’uomo unico – di questo figlio così amato – faranno sì che il suo ricordo viva nelle generazioni future. Spero davvero che vi piaccia leggere le sue parole, perchè mettono in luce l’uomo meraviglioso che era.»
(Jer Bulsara)

 

 

 

 

 

 

IMG-20140905-WA0023«La cosa più importante è vivere una vita favolosa, non importa quanto lunga, basta che sia favolosa.»
(Freddie Mercury)

 

IMG-20140905-WA0030

«Non voglio cambiare il mondo, lascio che siano le mie canzoni ad esprimere le sensazioni e i sentimenti che provo ed ho provato. Essere felici è il traguardo più importante per me, ora, e quando sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori che ho commesso e tutte le relative scuse saranno da imputare solo a me: mi piace pensare di essere stato solo me stesso… Adesso voglio solamente avere tutta la gioia e la serenità possibili, e
vivere quanta più vita possa, per tutto quel poco tempo che mi resta da vivere.»
(Freddie Mercury)

«Una casa piena di creatività…questo sono stati i Queen.»
(Brian May in un’intervista per il documentario sui Queen della BBC)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 2.132 follower