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Il blog è aperto dal mese di Agosto (2013) e si propone di continuare l'attività divulgativa e collaborativa iniziata dapprima sulla piattaforma di facebook con il gruppo nazionale CARL GUSTAV JUNG - ITALIA.

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La sezione "Estratti INEDITI" raccoglierà tutti gli articoli e gli elaborati di varia natura inviati da collaboratori psicologi, psichiatri, scrittori e appassionati delle tematiche della psiche. Tali contributi saranno tutelati dal copyright (per quei lavori già pubblicati regolarmente) o dai CC (creative commons) per quelli inediti di prossima pubblicazione editoriale.

Un saluto dall'Admin,
Emanuele Casale
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«Lasciate cadere ciò che vuole cadere; se lo trattenete, vi trascinerà con sé. Esiste un vero amore che non si occupa del prossimo.»
(C.G.Jung – Libro Rosso, p.245)

Ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa: La poesia della fisica

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«La cosa sorprendente è che ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa.
E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra.
È la cosa più poetica c
he conosco della fisica: Tu sei polvere di stelle.
Voi non potreste essere qui se le stelle non fossero esplose, perché gli elementi che concernono l’evoluzione – il carbonio, l’azoto, l’ossigeno, il ferro – non furono creati all’inizio del tempo. Sono stati creati nella fornace nucleare delle stelle, e il solo modo perché si trovassero nel tuo corpo, non è se non che le stelle fossero così gentili da esplodere. Dunque, dimentica Gesù. Le stelle sono morte perché tu potessi essere qui adesso.»
(Lawrence Krauss)

“Renditi conto di essere in piccolo un secondo mondo, e che in te sono il Sole, la Luna e anche le stelle”
(Origene)

Lawrence Krauss (Fisico)

Lawrence Krauss (Fisico)

 

Un film che è poesia immaginifica: “To The Wonder” (Alla meraviglia) di Terrence Malick.

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«Dovete amare…che vi piaccia o no.

Le emozioni vanno e vengono come nuvole,
l’amore non è solo un sentimento, l’amore dovete dimostrarlo.
Amare significa correre il rischio del fallimento,
il rischio del tradimento.
Voi pensate che il vostro amore sia morto, forse in attesa di essere trasformato in qualcosa di più alto.
Risvegliate la Divina Presenza che dorme in ogni uomo, in ogni donna…
conoscetevi l’un l’altro, in quell’amore che non cambia,
mai…»
(dal film TO THE WONDER)

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«Questo è il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna:
due infiniti si incontrano con due limiti;
due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare.
E solo nell’orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa
e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l’altro è segno.»
(Rainer Maria Rilke)

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“L’uomo che fa un errore può pentirsi,
ma l’uomo che esita, che non fa nulla, che seppellisce il suo talento,
per lui Dio non può fare nulla”.
(dal film TO THE WONDER)

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«Quando l’uomo e la donna si incontrano
al di là dello spazio e del tempo

il cielo discende in terra e la terra ascende in cielo
si che l’alto si fa come il basso e il basso si fa come l’alto
e il pensiero si unisce alla vita e la vita si unisce al pensiero.
E i due nell’abbraccio amoroso si conoscono e si riconoscono
in Coloro che Sono già da prima che il mondo ci fosse.»
(Silvia Montefoschi)
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“To The Wonder” di Terrence Malick: un’ANALISI profonda sul tema dell’amore e dei legami
(di Elisabetta Marchetti)

TRAILER in ITALIANO:

                                                                 

Continua a leggere…

Documentario “Un altro mondo”. La saggezza antica e la fisica dimostrano che si è connessi.


«Tutto è energia, e questo è tutto quello che esiste.
Sintonizzati alla frequenza della realtà che desideri
e non potrai fare a meno di ottenere quella realtà.
Non c’è un’altra via. Questa non è filosofia, questa è fisica.»
(Albert Einstein)

«Le cose sono unite da legami invisibili,
non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella»
(Galileo Galilei)

“Pauli, insieme a Jung, ha lanciato, sulla base della fisica quantistica e della psicologia analitica, una sfida per una nuova visione della scienza, della storia della scienza e della filosofia della scienza, e ancora di più per una ‘nuova alleanza’ fra uomo e natura: per un nuovo e allo stesso tempo antico e arcaico ruolo della vita dell’umanità dentro la natura, dove, come in un sogno di Pauli, noi possiamo attraversare ‘l’arcobaleno come un ponte’ fra una nuova terra e un nuovo cielo”
(Enrico Antonio Giannetto – Jung e Pauli, L’emergere di una natura quantistica)
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“Un altro mondo”: arriva il documentario di Thomas Torelli

PASQUA – “Per nascere veramente, occorre rinascere”. Cogliere il simbolo delle ricorrenze.

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PER QUESTA PASQUA:
Ricordando che l’importanza delle ricorrenze è solo ed esclusivamente la loro dimensione simbolica per l’essere umano singolo e per il collettivo. Se non viene compresa e vissuta interiormente quest’ultima – e in questo caso la rinascita interiore a cui ogni uomo va incontro – si può creare e formulare qualsiasi convenevole e manierismo tanto in uso verso il prossimo in queste occasioni, ma se si perde questo significato simbolico senza com-prendere cosa significhi psicologicamente, per noi oggi, che Cristo è risorto, si è perso tutto, tutto perde di significato e diventa mero segno.
Rinascere occorre, perchè come dice Carotenuto, «Per nascere veramente, dunque, occorre rinascere».

—————————————–Paura liberazione resurrezione
“La trasformazione della paura è il primo aspetto della risurrezione.”
“Risurrezione è liberarsi dalle catene (psichiche) e vivere senza blocchi (interiori)”
(Anselm Grun) – Ringrazio Antonietta Luciani, per questa perla, e per infinito altro.

“La nostra libertà non sta fuori di noi, ma in noi. Si può essere vincolati all’esterno e tuttavia sentirsi liberi, perché ci si è liberati dalle catene interiori. Si può forse guadagnare la libertà esteriore mediante un’azione energica, ma la libertà interiore si crea solo mediante il simbolo.”
(C.G.Jung – Libro Rosso, p.311)

«Ciò che la natura richiede al melo è che produca mele e al pero che produca pere. Da me la natura vuole che io sia semplicemente un uomo, ma un uomo cosciente di ciò che è e di ciò che fa. Dio cerca nell’uomo la coscienza. È questa la verità della nascita e della resurrezione di Cristo dentro di noi. Quando sempre più uomini pensanti arriveranno a questa verità, quella sarà la rinascita spirituale del mondo. Cristo, il Logos: cioè a dire, la mente, l’intelligenza, che risplende nella tenebra. Cristo rappresentò una nuova verità sull’uomo.»
(C.G.Jung – Libro Rosso)

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POST correlato:
«Ma per rinascere, bisogna imparare a ‘tramontare’. Per nascere, occorre rinascere.» (di Emanuele Casale)

Per vedere chiaro l’altro, bisogna imparare a vedere dapprima se stessi e le proprie tenebre.

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“Ancora oggi dobbiamo essere estremamente prudenti per non proiettare troppo spudoratamente la nostra ombra; ancora oggi siamo sommersi dalle illusioni proiettate. Un individuo abbastanza coraggioso per ritirare tutte queste proiezioni è un individuo cosciente della propria ombra. un individuo siffatto si è accollato nuovi problemi e nuovi conflitti. Egli è diventato per se stesso un serio problema, poichè egli non è più in grado di dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore e che essi devono venire combattuti. Egli vive nella casa dell’accoglienza del sè, del raccoglimento interiore. Un tale uomo sa che qualunque cosa vada a rovescio nel mondo va a rovescio anche in lui stesso, e che col solo imparare a tener testa alla propria ombra egli ha fatto qualcosa di positivo per il mondo. E’ riuscito a rispondere a una parte infinitesimale dei giganteschi problemi insoluti dei nostri giorni. La difficoltà di questi problemi sta in gran parte nel veleno delle mutue proiezioni. Come è possibile che qualcuno veda chiaro quando non vede nemmeno se stesso, nè quelle tenebre che egli stesso proietta inconsciamente in ogni sua azione?”
(Carl Gustav Jung, Storia e psicologia d’un simbolo naturale, Psicologia e religione)

«Si fa di tutto, anche le cose più strane, pur di sfuggire alla propria anima. Si compiono esercizi di Yoga indiano di qualsiasi osservanza, si seguono regimi alimentari, si impara a memoria la teosofia, si ripetono testi mistici della letteratura mondiale, tutto, perché non si sa affrontare sé stessi, e perché a gente simile manca ogni fiducia che dalla loro anima possa scaturirne qualcosa di utile. Così gradatamente l’anima è diventata quella Nazareth dalla quale non può nascere nulla di buono; per questa ragione la si va cercando ai quattro venti, e quanto più è lontana e bizzarra meglio è.»
(C.G.Jung)

«La rimozione è una specie di semi conscio e indeciso lasciar correre le cose, oppure disprezzare l’uva che non si puó raggiungere,oppure un volgersi da un’altra parte per non guardare in faccia i propri desideri.»
(C.G.Jung – Psicologia e religione, pag. 77)

 

Il bisogno di connessione. Viaggiamo anche per portare le nostre visioni a chi amiamo (da TOUCH, serie tv)

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« (…) Attraversiamo i confini, esploriamo nuove frontiere, frontiere del cuore…frontiere dell’anima…e se siamo fortunati, torniamo a casa, avendo imparato importanti lezioni sul nostro destino condiviso. Perché lo scopo dei nostri viaggi, sia interiori che esteriori, non è esclusivamente vedere l’ignoto…ma di portare queste visioni a casa…per condividerle con chi amiamo»
(Dalla serie Tv “TOUCH”, Serie 2 Episodio 3)

“Noi esseri umani abbiamo un impulso innato di condividere le nostre idee, il desiderio di sapere che veniamo ascoltati fa parte del nostro bisogno di comunità; per questo continuiamo a mandare segnali e segni, per questo li cerchiamo negli altri. Siamo sempre in attesa di messaggi sperando di realizzare una connessione. E se non abbiamo ricevuto un messaggio non vuol dire che non sia stato inviato, a volte significa solo che non ascoltiamo abbastanza.” (TOUCH)

Rainer M. Rilke: “Amare è un’angusta occasione per il singolo di maturare”

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«Amare è un’angusta occasione per il singolo di maturare, di diventare in sé qualcosa, diventare mondo grazie ad un altro, è una grande immodesta istanza che gli vien posta, qualcosa che lo elegge, lo chiama a un’ampia distesa” (Rainer Maria Rilke)

“Questo è il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti; due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare. E solo nell’orizzonte di un amore più grande non si consumano nella pretesa e non si rassegnano, ma camminano insieme verso una pienezza della quale l’altro è segno.”
(Rainer Maria Rilke)

Il doppio aspetto degli scritti di Jung. La difficoltà nell’afferrarlo pienamente

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«La von Franz ha osservato che gli scritti di Jung hanno un doppio aspetto, un argomentare comprensibile logicamente da un lato e, dall’altro, è permesso all’ “inconscio” di esprimersi: “Il lettore (…) si ritrova contemporaneamente esposto all’impatto dell’ “altra voce”, quella dell’inconscio, che lo può o avvincere o mettere in fuga. L’ “altra voce” può, tra altri fattori, essere percepita nel modo particolare di Jung di far rivivere i significati etimologici originari delle parole e di permettere sia al sentimento che agli elementi immaginativi di entrare nella sua esposizione scientifica.»
(Sonu Shamdasani-Jung messo a nudo dai suoi biografi, anche–Magi Edizioni 2008 (2005 in inglese), p.67)

“Come sanno molti suoi esegeti, è possibile braccare Jung ma assai difficile afferrarlo.”
(di Augusto Romano, pubblicato come Saggio introduttivo a C.G.Jung, Seminario sui sogni, Bollati Boringhieri, Torino 2003)

Sul SOGNO transferale: non è fuori da noi, ma fuori da ciò che sta fra noi e l’altro.

hands touchJung nel 1934 commentando a James Kirsch una serie di sogni transferali espliciti di una paziente dello stesso Kirsch:

«Relativamente alla tua paziente, è alquanto corretto che i suoi sogni siano occasionati da te
Nel senso più profondo, tutti noi non sogniamo fuori da noi, ma fuori da ciò che sta fra noi e l’altro

Quello stesso anno, discutendo i “sogni telepatici” con Charles Baudouin, Jung riassunse i suoi pensieri in merito, secondo Baudouin:

“mettendoli in atto come segue: con brevi gesti fermi egli mi toccò prima la fronte, poi toccò la sua, e poi disegnò un grande cerchio con la mano nello spazio fra noi; i tre movimenti sottolinearono le tre clausole di questa affermazione; “In breve, uno non sogna qui, e un altro non sogna qui, uno sogna là”.
E la mano continuò a voltare, come la fionda su menzionata e l’idea, come il messaggero, fu lanciata.
(McGuire e Hull 1977)»

(Joseph Cambray – Sincronicità come emergenza. In “Psicologia Analitica. Prospettive contemporanee di analisi junghiana.” – A cura di Joseph Cambray e Linda Carter, p.257)

«DESIDERARE, ecco ciò che non bisogna tralasciare mai!» (Rilke, dai quaderni di M.L.Brigge)

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«Ah, Malte, noi ce ne andiamo su la terra, così, che nessuno badi davvero a questo nostro passaggio! E’ come se cadesse una stella filante; e nessuno la vede; e nessuno ha formulato nell’attimo, un voto qualsiasi. Non dimenticar mai di formularlo, per te, Malte! Desiderare: ecco ciò che non bisogna tralasciare mai. Io credo che non un voto si adempia. Ma vi son voti che durano tutta la vita; e non sarebbe neppur logico, per ciò, attenderne l’esaudimento.»
(Rainer Maria Rilke – dai Quaderni di Malte Laurids Brigge)

Documentario su “La Sindrome degli antenati” – Riviviamo problemi e dinamiche dei nostri avi. (Schutzenberger, Jung)

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LIBRO – LA SINDROME DEGLI ANTENATI. Psicoterapia transgenerazionale e i legami nascosti nell’albero genealogico:

In questo libro, Anne Ancelin Schützenberger, terapista e analista con oltre quarant’anni di esperienza, spiega e fornisce esempi clinici del suo originale approccio psicogenealogico alla psicoterapia. Siamo semplici anelli in una catena di generazioni, e spesso non abbiamo scelta e diventiamo vittime di eventi e traumi già vissuti dai nostri antenati. Il libro, giunto in Francia alla 15° edizione, contiene interessanti casi-studio ed esempi di “genosociogrammi” che illustrano come i pazienti abbiano acquisito paure all’apparenza irrazionali, difficoltà psicologiche o persino fisiche scoprendo e cercando di comprendere i parallelismi tra la propria vita e quella dei propri avi.
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«Mentre lavoravo al mio albero genealogico, ho capito la strana comunità di destino che mi collega ai miei avi. Ho fortemente il sentimento di essere sotto l’influenza di cose o di problemi che furono lasciati incompiuti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni e dai miei antenati.
Mi sembra che spesso ci sia in una famiglia un karma impersonale che si trasmette dai genitori ai figli. Ho sempre pensato che anche io dovevo rispondere a delle domande che il destino aveva già posto ai miei antenati e alle quali non si era riuscito a trovare nessuna risposta, o anche che dovevo risolvere o semplicemente continuare ad occuparmi di problemi che le epoche anteriori lasciarono in sospeso. La psicoterapia non ha ancora tenuto abbastanza conto di questa circostanza.»
(C.G.Jung – RSR)

‎”Mi è sempre sembrato di dover rispondere a problemi che il destino aveva posto ai miei antenati, e che non avevano ancora avuto risposta; o di dover portare a compimento, o anche soltanto continuare, cose che le età precedenti avevano lasciate incompiute”
(C.G. Jung – RSR)
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VIDEO Documentario sulla Sindrome degli Antenati:

Empiria e Fenomenologia in C.G.Jung e nella Psicologia Analitica.

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« ‘Empirie’ è il termine utilizzato da Jung per sottolineare come il proprio metodo fosse fenomenologico e non derivante da un sistema filosofico prestabilito. La priorità attribuita (…) al ‘fenomeno’ così come viene sperimentato, è una caratteristica distintiva…»
(Carl Gustav Jung a Eranos 1933-1952 – Antigone Edizioni, p.21)

«Scrive Jung: “Una indagine obiettiva della psiche è impossibile se non ci si sforza di mettere rigorosamente in atto il principio fenomenologico.” Ed è sullo sfondo di questa contrapposizione che si può intendere la celebre affermazione junghiana: “La psicologia deve abolirsi come scienza e, proprio abolendosi come scienza, raggiunge il suo scopo scientifico.”»
(Augusto Romano, in “Carl Gustav Jung a Eranos 1933-1952” – Antigone Edizioni, p.155)

“Jung era molto orgoglioso di citare un commento sul suo approccio empirico fatto (il 9 Febbraio 1952) sul British Medical Journal: «da fonte direi non sospetta…”Prima i fatti e poi la teoria: questa è la nota dominante sul pensiero di Jung. Egli è, tutto sommato, un empirista”». (Opere 18, p. 462)”
(Renos K. Papadopoulos – L’espitemologia e la metodologia di Jung – Tratto dal “Manuale di psicologia Junghiana” a cura di Renos K.Papadopoulos, Edizioni Moretti & Vitali, p.90)

«Benchè mi abbiano spesso chiamato filosofo, io sono un empirista e mi atten Continua a leggere…

“Eranos riflette qualcosa che esisteva già nel mondo interiore”. Gli incontri di Eranos che cambiarono la cultura scientifica.

Olga Frobe-Kapteyn e Jung. Eranos.

«Olga Frobe-Kapteyn descrisse l’opera di Jung nei termini di una “forza sintetica al cuore di Eranos, [che] opera, potremmo dire, sottoterra, invisibilmente, tenendo unito, in questo modo, il tutto e incorporando il significato più profondo di questi Convegni. [Tale forza] stabilisce una rete di relazioni fra i differenti ambiti di ricerca, fra gli oratori e fra tutti i partecipanti ai Convegni, che ne siano consapevoli o meno.”
“Molti dei più grandi studiosi europei – continua Olga Frobe-Kapteyn – sono entrati in contatto per la prima volta con l’opera di Jung proprio in occasione dei Convegni di Eranos oppure attraverso gli Annali di Eranos. E’ questo uno degli aspetti più importanti di Eranos: il fatto, cioè, che l’insegnamento di Jung stia costruendo una relazione con differenti ambiti di ricerca, e proprio attraverso i loro esponenti di spicco. [...] Essi cominciano a percepire come i rispettivi ambiti di ricerca, che sembravano fino ad allora isolati e assolutamente specialistici, siano in realtà legati gli uni agli altri e, specialmente, con la più giovane delle scienze, quella psicologica. Cominciano inoltre ad accorgersi che, durante i Convegni di Eranos, qualcosa accade loro, ed è qualcosa che non accade altrove: si sentono toccati, commossi, desiderano tornarvi e sentono di appartenere a questo gruppo per una qualche misteriosa ragione (…) Tutto questo è documentato non solo dagli oratori, ma anche dagli ascoltatori. Tutti coloro che hanno imparato a indagare che cosa accade in loro stessi, si accorgono chiaramente di come i dieci giorni del Convegno rappresentino, in realtà, un periodo di intensa esperienza psicologica (…) Ho osservato tali cose per molti anni e credo di poter dire, ora, che la ragione di tutto ciò è la seguente: noi rappresentiamo, qui, un gruppo nel quale un archetipo sta operando per un proprio scopo. Ciò significa che coloro che prendono parte a questa opera entrano nello stesso tempo in contatto, consapevolmente o meno, con questo archetipo, e di conseguenza sono toccati e mossi da una più profonda forza vitale, che è quella del mondo archetipico (…) Così come ogni accadimento esteriore è il riflesso nebuloso di una realtà interiore, Eranos riflette qualcosa che esisteva già nel mondo interiore. Qualcosa sta usando Eranos come un varco di minore resistenza e sta cercando di esprimersi e di operare attraverso il gruppo di Eranos (…) La medesima idea archetipica sta muovendo sia l’insegnamento di C.G.Jung sul principio di individuazione sia l’opera di Eranos. Questo spiegherebbe la stretta collaborazione di Jung con Eranos negli ultimi sette anni.”»

(Carl Gustav Jung a Eranos 1933-1952 – Antigone Edizioni, p.17-18)

http://it.wikipedia.org/wiki/Eranos

Parte1 – Caratteristiche della Psicologia Analitica (Base essenziale di ogni Psicologia)

Dal saggio “Studio comparato della tecnica della psicologia analitica”:

«Una delle principali differenze tra la psicologia analitica e le altre scuole risiede nell’impostazione non dogmatica di ogni caso individuale da parte della psicologia analitica. Il presupposto fondamentale da cui parte la psicologia analitica è che ogni paziente ha una propria psicologia particolare “personale”, per la quale si rende necessaria un’impostazione che vari in ogni caso individuale. Come ha detto Jung: “La ricerca della verità deve ricominciare nuovamente con ogni nuovo caso, perché ogni ‘caso’ è individuale, e non può essere dedotto da nessuna specie di formule e premesse generali. Ogni individuo è un nuovo esperimento della vita eternamente mutevole, ed è il tentativo di una nuova soluzione e di un nuovo adattamento. Tale concezione deve implicare ovviamente una considerevole limitazione della tecnica generale, dato che nel complesso lo scopo di una tecnica è proprio quello di fornire regole universalmente applicabili. (…) La disponibilità e la capacità dello psicoterapeuta di avvicinare ciascun caso individuale senza irrigidimenti teorici è la pietra di paragone per giudicare la sua idoneità all’esercizio della psicoterapia. (…) Le teorie non sono altro che un tentativo a posteriori di dare un ordine a certi eventi naturali. (…) Pertanto ogni paziente deve rappresentare per lo psicoterapeuta un nuovo punto interrogativo e le sue deduzioni teoriche non possono essere altro che un tentativo post eventum di comprendere meglio il caso. (…)
Le diverse fasi della vita, i diversi tipi di personalità, i diversi bisogni esigono diverse impostazioni terapeutiche. Elasticità e adattabilità al caso in esame sono di importanza fondamentale, perché qualunque concezione dogmatica che trascuri queste diverse costellazioni psicologiche può causare danni gravissimi allo sviluppo psicologico del paziente. Per tutte queste ragioni è possibile solo cercare di indicare le linee generali del trattamento (…) senza però tentare di erigerli a tecnica rigida o a sistema di regole.»
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica – Bollati Boringhieri 1972, p.30)

Quanto e quando siamo realmente “coscienti” e “individui”? (estratti da Gerhard Adler)

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«Anche se per la maggior parte del tempo sembriamo agire da esseri umani che hanno “piena coscienza” delle loro azioni, ciò nondimeno siamo guidati in larga misura da motivazioni “inconsce” ossia da impulsi di cui non siamo consapevoli; e benchè in apparenza possiamo apparire come personalità più o meno chiaramente definite, ciò nondimeno inconsciamente ci identifichiamo con certe circostanze o con altre persone, per cui non siamo affatto “individui” indipendenti. Essere un individuo, possedere un’individualità, implica essere distinto dagli altri; “l’individuo psicologico è caratterizzato dalla sua psicologia particolare e, sotto un certo aspetto, irripetibile” (Jung – Tipi Psicologici).
Benchè ognuno possegga in potenza tale individualità, in realtà occorre la consapevolezza delle proprie caratteristiche specifiche, della propria “irripetebilità”, prima che l’individualità si costituisca stabilmente. Finchè non divento cosciente della mia psicologia, sono indotto a “proiettarla sugli altri o sulle cose.
Il processo di proiezione è uno dei meccanismi psichici fondamentali. E’ particolarmente evidente nella psicologia dei primitivi (e dei bambini), fra i quali, ad esempio, rappresenta il fondamento della credenza negli spiriti; certi fatti psichici, come paure o desideri, non sono sperimentatati dall’uomo primitivo come parte della propria psiche ma sono proiettati sull’ambiente circostante e oggettivati come demoni o spiriti cattivi. Il primitivo quindi (e il bambino) si identifica in larga misura col suo ambiente, perché questo contiene parti considerevoli della sua psicologia. Quel che è valido per l’uomo primitivo lo è anche, in grado minore, per l’uomo civile, nella misura in cui egli è ancora “non cosciente” dei contenuti della propria psiche. Da un lato la proiezione è inevitabilmente il primo passo verso la coscienza, perché ogni cosa in noi, di cui non siamo coscienti, è proiettata, per cui è mediante la proiezione che ci troviamo inizialmente di fronte a un contenuto psichico interiore. D’altro lato, fino a quando non compiamo il passo successivo, fino a che la proiezione non è ritirata dall’’oggetto nel soggetto, lo stato di proiezione rappresenta un pericolo per l’equilibrio e la stabilità psichica, poiché è uno stato in cui la psiche umana è scissa in oltre parti e rimane, più o meno, legata al proprio ambiente. (…) In ogni caso di proiezione il risultato è una specie di affascinazione, in virtù della quale rimaniamo legati alle parti della nostra psicologia che abbiamo proiettate. (…) Un esempio tragico della proiezione d’Ombra (ossia del lato “oscuro” e inferiore della nostra psicologia) è rappresentato dall’ossessione dei nazisti nei riguardi degli ebrei; un esempio della proiezione del Salvatore invece è il potere quasi divino con cui fu investito il “Fuhrer”. Risalendo di alcuni secoli, i processi alle streghe offrono un altro convincente esempio tanto della proiezione dell’Ombra quanto della proiezione dell’Anima; in questo caso gli uomini avevano proiettato nella strega il proprio femminile potente, primitivo, e perciò temuto, e le donne avevano inconsciamente trovato il capro espiatorio del proprio lato “oscuro”.
In altre parole, finchè siamo “non coscienti”, finchè “proiettiamo”, ci identifichiamo con altre persone o cose, sia nell’odio sia nell’amore, viviamo in uno stato di partecipation mystique con qualcuno o qualcos’altro. Questo, ovviamente, è uno stato in cui non esiste alcuna era individualità. Tale individualità può svilupparsi solo se diventiamo coscienti della nostra psicologia e impariamo ad assimilare i nostri contenuto inconsci. L’assimilazione dei contenuti dell’inconscio personale è sempre il primo passo vero una completa integrazione. (…)
“Essere coscienti” è quindi la prima e fondamentale richiesta dell’integrazione psicologica. Significa ritirare le proprie proiezioni e “disidentificarsi”. Diventare coscienti non è perciò un atto intellettuale, ma implica una comprensione di tipo emotivo che coinvolge l’intera personalità. Si può essere intellettualmente consapevoli dei propri problemi, si può persino essere in grado di fornire una storia psicologica più o meno completa della propria nevrosi: ciò nonostante non si è guariti finchè non abbia avuto luogo quella comprensione emotiva che impegna l’intera personalità. Essere coscienti in modo autentico comporta una responsabilità costante verso un centro psichico che è stato scorto e accettato come “vero”; essere “non coscienti” significa essere prigionieri della trappola delle identificazioni e delle motivazioni non esplicite.»
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica – Bollati Boringhieri 1972, p.21)

«Lo sviluppo dell’atteggiamento individuale conduce alla perdita della sicurezza collettiva.»
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica – Bollati Boringhieri 1972, p.238)

«Tuttavia ogni differenziazione porta con sé una certa unilateralità. In uno stato relativamente indifferenziato il numero delle cose percepite è maggiore, anche se la percezione è relativamente più incerta e confusa. La differenziazione comporta una concentrazione su un numero di contenuti relativamente limitato, che però vengono percepiti in un odo più chiaro e con maggior precisione. Lo sviluppo della differenziazione è parallelo a quello della volontà. (…) Ma più la coscienza si differenzia, più cresce il pericolo del suo distacco dalle radici.»
(Gerhard Adler – Psicologia Analitica – Bollati Boringhieri 1972, p.244)

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