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Il blog è aperto dal mese di Agosto (2013) e si propone di continuare l'attività divulgativa e collaborativa iniziata dapprima sulla piattaforma di facebook con il gruppo nazionale CARL GUSTAV JUNG - ITALIA.

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La sezione "Estratti INEDITI" raccoglierà tutti gli articoli e gli elaborati di varia natura inviati da collaboratori psicologi, psichiatri, scrittori e appassionati delle tematiche della psiche. Tali contributi saranno tutelati dal copyright (per quei lavori già pubblicati regolarmente) o dai CC (creative commons) per quelli inediti di prossima pubblicazione editoriale.

Un saluto dall'Admin,
Emanuele Casale
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«Lasciate cadere ciò che vuole cadere; se lo trattenete, vi trascinerà con sé. Esiste un vero amore che non si occupa del prossimo.»
(C.G.Jung – Libro Rosso, p.245)

«Le storie ci avvicinano, vi nasciamo dentro e ci viviamo, ci prendono per mano.» (Daniel Taylor) parte 1

Daniel Taylor - Le storie ci prendono per mano
“Il filosofo William James disse che la maggiore distanza esistente nell’universo è quella che separa una mente da un’altra. Raggiungere altri pianeti è un gioco da ragazzi se comparato al superamento degli anni-luce che separano la galassia della vostra mente dalla galassia della mia. Una storia può essere come un viaggio nel tempo.”
(Daniel Taylor – Le storie ci prendono per mano.  L’arte della narrazione per curare la psiche – Edizioni Frassinelli, 1999)

«Siamo nati nelle storie, ci nutrono e ci guidano attraverso l’esistenza, e ci aiutano a sapere come morire. Le storie ci consentono di essere creature umane.
Le storie mi dicono non soltanto chi sono io, ma anche chi siete voi, e che cosa siamo tutti insieme.
In effetti, senza di voi e senza la vostra storia non posso conoscere me stesso e la mia storia. Da sola non esiste la storia di nessuno. Ogni storia è intrecciata a innumerevoli altre. Provate a tirare un filo della mia storia, e sentirete il fremito di mezzo mondo e di due millenni.»
(ibidem.)

“Le nostre storie sono tra loro intrecciate. Non possiamo vivere da soli la nostra storia perché siamo personaggi anche della storia di altri”
(ibidem.)

«Le storie ci avvicinano. Non solo scambiamo storie, ma siamo personaggi gli uni nelle storie degli altri, perciò nessuno di noi può vivere la sua storia in solitudine.»
(ibidem.)

«Non possiamo vivere da soli la nostra storia perché siamo personaggi anche in quella di altri.»
(ibidem.)

«Quando percorri il tuo cammino anche gli Dèi si destano per aiutarti.» (Emanuele Casale)

Io e il nipote di Jung nella nel giardino posteriore della casa sul lago a Kusnacht (casa in cui Jung ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni. Non è aperta al pubblico in quanto privata e abitata dagli eredi.)

Io e il nipote di Jung nella nel giardino posteriore della casa sul lago a Kusnacht, Svizzera. (casa in cui Jung ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni. Non è aperta al pubblico in quanto privata e abitata dagli eredi.) 07/06/2012

Bisogna portare alla memoria – alle volte – le imprese e i colpi di “sincronicità” che la vita regala, come questi, che sono segnali belli e forti che ti dicono palesemente “Si, è questa la tua strada”. Altrimenti come sarebbero accadute alcune delle cose più improbabili?
Anche gli Dèi si smuovono per aiutarti quando ci si incammina sul proprio sentiero.
Qui ogni logica umana perde di significato, perché ciò che si crede normalmente impossibile o improbabile, in tali circostanze può essere invece realizzabile oltre ogni ristretta aspettativa: sul proprio sentiero è l’intuizione a svolgere un ruolo di primaria importanza, contraddicendo spesso la linearità degli eventi usuali e causali.
Perciò, quando si ha una minima visione di ciò che si vuole abbracciare, di ciò che si vuole iniziare, di dove si vuole andare, si depongano senza riserve ogni paura e ogni stupida razionalizzazione che pone attenzione ai “se” e ai “ma”, soprattutto si deponga l’attenzione che si rivolge a chiedere consigli e pareri a terzi, chiunque siano. Anche alcune deviazioni fanno parte del cammino che ci riporta a “casa”, dunque, in tali casi, si prosegui.

Io, qui, ne sono un piccolo esempio.

(Emanuele G. Casale; 29/05/2014, Pescara – Registrato con Licenza CC – Creative Commons Licenza Creative Commons.
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.)
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Post correlato:
Intervista INEDITA al nipote di JUNG, di Emanuele Casale, pubblicata sulla rivista scientifica/culturale di psicologia “L’Anima fa Arte”

«Non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, riuscire ad Amarti» (Jung)

« […] È facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. È questa la domanda – sei capace d’amare te stesso? – e sarà questa la prova. […] »
(C.G.Jung, Lo Zarathustra di Nietzsche, Seminari)
(grazie mille a Teresa d’Anna per questa magnifica segnalazione)

«Si fa di tutto, anche le cose più strane, pur di sfuggire alla propria anima. (…)tutto, perché non si sa affrontare sé stessi.»
(C.G.Jung)

“The Rain Song”, dei Led Zeppelin: un inno al risveglio della vita interiore

HUJAN
«E’ la primavera del mio affetto

la seconda stagione che sto conoscendo
sei la luce del sole nel mio crescendo
sentivo cosi poco calore prima
non è difficile farmi sentire ardente
ho guardato il fuoco crescere lentamente
E’ l’estate dei miei sorrisi
fuggite da me Guardiani del Buio
parlami solo con i tuoi occhi
per te porto questa melodia
non è difficile da riconoscere
queste cose sono chiare per tutti
da sempre

parla, parla
ho sentito il freddo del mio inverno
non ho mai pensato che se ne sarebbe andato
ho maledetto l’oscurità scesa sopra noi
ma io so che ti amo cosi

Queste sono le stagioni delle emozioni
e come il vento salgono e scendono
Questa è la meraviglia della preghiera
vedo la torcia che tutti dobbiamo tenere
è il mistero del quoziente
sopra tutti noi una pioggia leggera deve cadere»

Chi sono in realtà le persone che ritrovo nei SOGNI di notte?

people persone in sogno dream
«Le persone con le quali ho a che fare nei sogni non sono né rappresentazioni (simulacra) del loro sé vivente, né parti di me. Sono immagini fatte d’ombra che ricoprono ruoli archetipici; sono personae, maschere, nella cui cavità è presente un numen.
Così esprime la stessa tesi Dodds: “In molto sogni omerici, il dio o eidolon appare al sognatore nelle vesti di un amico vivente ed è possibile che nella realtà i sogni in cui comparivano conoscenti del sognatore venissero interpretati in questo modo.” (…)
L’immagine onirica di una persona umana non può essere riferita alla persona reale, perché le immagini oniriche fanno parte delle ombre del mondo infero e pertanto si riferiscono a persone archetipiche in sembianze umane. (…)
Il mio vecchio maestro o il mio professore che compaiono in un sogno non rappresentano soltanto una potenzialità intellettuale della mia totalità psichica. Su un piano più profondo, quella figura è il mentore archetipico, il quale, temporaneamente, in questo sogno, indossa le vesti di quel maestro o di quel professore. La fidanzatina, o fidanzatino, delle elementari che compare nei miei sogni non è soltanto una particolare tonalità affettiva che potrei scoprire e integrare adesso che divento vecchio. A un livello più profondo, quella persona giovane appartenente al passato, che vive nella memoria, è la kore o il puer archetipici che si presentano sotto forma di questo o quel ricordo personale. Nei sogni, nelle sembianze degli amici incontrati ieri sera, ci vengono a visitare daimones, ninfe, eroie e Dei. (…)
Possiamo mettere a confronto tre modi di considerare le persone del sogno.
il PRIMO, chiamiamolo freudiano, le riconduce all’attualità del giorno mediante le associazioni o mediante l’interpretazione al livello oggettivo: per comprendere le persone dei sogni sono essenziali altre persone.
Il SECONDO modo, che potremmo chiamare junghiano, le riconduce al soggetto, intendendole come espressione dei suoi complessi: per comprendere le persone dei sogni è essenziale la Continua a leggere…

«Suonando si è a diretto contatto con l’atemporalità» le parole di un grande della musica: Daniel Barenboim

«Sergiu Celibidache disse che la musica non diventa qualcosa, bensì che qualcosa può diventare musica
(Daniel Baremboin – La musica sveglia il tempo, p.17)

Argentinian-born conductor Daniel Barenb

Daniel Barenboim (Buenos Aires, 15 novembre 1942) è un pianista e direttore d’orchestra argentino-israeliano. Dal 1992 è direttore musicale dell’Opera di Stato di Berlino, e dal 1º dicembre 2011 anche del Teatro alla Scala[1]; precedentemente ricoprì la carica di direttore musicale nella Chicago Symphony Orchestra e nell’Orchestre de Paris.

«La musica deve esistere già nella mente del pianista, così che suonando egli possa creare l’impressione di unirsi a qualcosa di preesistente, anche se non nel mondo fisico. (…)
L’ultimo suono non è il termine della musica. Se la prima nota è collegata al silenzio che la precede, allora l’ultima deve essere collegata al silenzio che la segue. Per questo è così sgradevole quando un pubblico entusiasta applaude prima che si sia spento l’ultimo suono, perché c’è un ultimo momento di espressività, che consiste precisamente nel rapporto tra la fine del suono e l’inizio del silenzio che lo segue. Sotto questo aspetto, la musica è lo specchio della vita: entrambe cominciano dal nulla e finiscono nel nulla. Inoltre, quando si suona, è possibile raggiungere uno stato di pace assoluta, dovuta in parte al fatto che si può controllare, attraverso il suono, il rapporto fra vita e morte, un potere che ovviamente non è concesso agli esseri umani. Poiché ogni nota creata dall’uomo ha una qualità umana, con la fine di ciascuna nota si sprigiona un sentimento di morte, e attraverso tale esperienza si vive una sorta di trascendenza delle emozioni che le note hanno prodotto nelle loro brevi vite; in un certo senso, suonando si è a diretto contatto con l’atemporalità
(Daniel Barenboim – La musica sveglia il tempo, p.15)

«L’attacco di un concerto gode di più privilegi dell’incipit di un libro. Rispetto alle parole, si potrebbe dire, è privilegiato il suono in sé. Un libro è composto dalle stesse parole che usiamo ogni giorno per spiegare, descrivere, chiedere, litigare, supplicare, esultare, dire la verità e mentire. I nostri pensieri prendono forma nelle parole; quindi, le parole sulla pagina scritta devono competere con le parole che abbiamo nella mente. La musica dispone di un mondo ben più vasto di associazioni proprio in virtù della sua natura ambivalente: essa è nel mondo, ma è anche fuori dal mondo.»
(Daniel Barenboim – La musica sveglia il tempo, p.9)

Auguri Freddie Mercury! Nasceva il 5 Settembre 1946, la voce più bella del mondo!

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«Questo libro è dedicato al mio ragazzo, Farrokh Bulsara, Naturalmente, il mondo l’ha conosciuto più come Freddie Mercury. Ma in nessuna circostanza della sua vita lui ha mai smesso di essere un figlio e un familiare amorevole e affettuoso.
Mi manca enormemente, ma grazie alla sua musica non è mai lontano da me. Il talento e l’intelligenza di quest’uomo unico – di questo figlio così amato – faranno sì che il suo ricordo viva nelle generazioni future. Spero davvero che vi piaccia leggere le sue parole, perchè mettono in luce l’uomo meraviglioso che era.»
(Jer Bulsara)

 

 

 

 

 

 

IMG-20140905-WA0023«La cosa più importante è vivere una vita favolosa, non importa quanto lunga, basta che sia favolosa.»
(Freddie Mercury)

 

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«Non voglio cambiare il mondo, lascio che siano le mie canzoni ad esprimere le sensazioni e i sentimenti che provo ed ho provato. Essere felici è il traguardo più importante per me, ora, e quando sono felice il mio lavoro lo dimostra. Alla fine tutti gli errori che ho commesso e tutte le relative scuse saranno da imputare solo a me: mi piace pensare di essere stato solo me stesso… Adesso voglio solamente avere tutta la gioia e la serenità possibili, e
vivere quanta più vita possa, per tutto quel poco tempo che mi resta da vivere.»
(Freddie Mercury)

«Una casa piena di creatività…questo sono stati i Queen.»
(Brian May in un’intervista per il documentario sui Queen della BBC)

Una perla sull’Amore di Antonino Tamigi (Inedito)

amore sole sostienere mantenere amicizia-immagini-3_gif«L’Amore è un Bi-Sogno:
un Sogno a due.»
(Antonino Tamigi)

Ogni mutamento deve venire dal profondo, da NECESSITA’, senza ansia. (Rilke)

albero radici“(…) maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e fiducioso sta nelle tempeste di primavera, senza l’ansia che dopo possa non giungere l’estate. L’estate giunge. Ma giunge solo a chi è paziente e vive come se l’eternità gli stesse innanzi, così sereno e spensierato e vasto. Lo imparo ogni giorno, lo imparo a prezzo di dolori ai quali sono grato: la pazienza è tutto!”
(Rainer Maria Rilke – Lettere ad un giovane poeta –Viareggio presso Pisa,5 Aprile 1903 – Mondadori 1994, p.49)

 “ (…) ogni progresso deve venire dal profondo, e non può essere in alcun modo incalzato o affrettato. Tutto è condurre a termine e poi partorire. Lasciare che ogni impressione e ogni germe di un sentimento si compia tutto dentro, nell’ombra, nell’indicibile e inconscio e inattingibile alla propria ragione, e con profonda umiltà e pazienza attendere l’ora della nascita di una nuova chiarezza…”
(Rainer Maria Rilke – Lettere ad un giovane poeta –Viareggio presso Pisa,5 Aprile 1903 – Mondadori 1994, p.49)

«Echoes» dei Pink Floyd: una canzone ai “Morti” di cui parla Jung nel Libro Rosso?

«I morti non sono assenti,
sono esseri invisibili.»
(Sant’Agostino)

«Noi proseguiamo in vita la catena delle generazioni e paghiamo pegno al passato. Fin tanto che non si è “cancellato il debito”, “un’alleanza invisibile” ci spinge a ripetere, che lo vogliamo, che lo sappiamo, la situazione piacevole o l’evento traumatico, la morte ingiusta, persino tragica, o la sua eco.»
(Nice-Hyères, 1989)

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TESTO dei Pink Floyd (canzone: Echoes)

«In alto l’albatro sta immobile sospeso nell’aria
e giù nel profondo dei flutti
in labirinti di caverne coralline
l’eco di un tempo remoto giunge
tremante attraverso le sabbie
ed ogni cosa è verde e sott’acqua

E nessuno ci mostra alla terra
e nessuno sa i dove o i perché
ma qualcosa è all’erta, qualcosa si muove
e comincia a salire verso terra Continua a leggere…

La Sindrome da Alienazione Genitoriale (PAS). Una disamina sulla PAS come abuso. Dalla legge alla clinica attraverso responsabilità e responsabili (di Paolo Pozzetti)

Paolo Pozzetti. Psicologo e Psicoterapeuta formatosi presso lo "Jung Institute" di Zurigo.

Paolo Pozzetti. Psicologo e Psicoterapeuta formatosi presso lo “Jung Institute” di Zurigo.

CHE COS’E’ la PAS (Sindrome da Alienazione Genitoriale):
(Definizione tratta da Wikipedia. Cliccare qui sopra sul titolo per andare alla pagina completa di Wikipedia)

La sindrome da alienazione genitoriale (o PAS, dall’acronimo di Parental Alienation Syndrome) è una ipotetica e controversa dinamica psicologica disfunzionale che, secondo le teorie dello psichiatra statunitense Richard Gardner, si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio conflittuale dei genitori, non adeguatamente mediate.
Gardner definisce la PAS come un disturbo che insorge normalmente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli, definito in tre gradi, in ordine crescente di influenza, ciascuno da trattare con uno specifico approccio sia psicologico sia legale. Ancora, secondo Gardner, la PAS sarebbe frutto di una supposta «programmazione» dei figli da parte di un genitore patologico (genitore cosiddetto «alienante»), sorta di lavaggio del cervello che porterebbe i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti, e a esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l’altro genitore (genitore cosiddetto «alienato»)
Le tecniche di «programmazione» del genitore «alienante» comprenderebbero l’uso di espressioni denigratorie riferite all’altro genitore, false accuse di trascuratezza nei confronti del figlio, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale), la costruzione di una «realtà virtuale familiare» di terrore e vessazione che genererebbe, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore «alienato». I figli, quindi, si alleerebbero con il genitore «sofferente»; si mostrerebbero come contagiati da tale sofferenza e inizierebbero ad appoggiare la visione del genitore «alienante», esprimendo ― in modo apparentemente autonomo ― astio, disprezzo e denigrazione verso il genitore «alienato».
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ARTICOLO di Paolo Pozzetti, Psicologo e Psicoterapeuta formatosi presso lo Jung Institute di Zurigo:

“Le madri sono genitori “alienanti” molto più frequentemente di quanto lo siano i padri “(Gardner, 1988).
Aggiungerei,  ma solo perché spesso sono loro di prima ordinanza i genitori affidatari.
Capisco che questa frase possa sembrare settaria e maschilista ma se si va per analisi statistica diviene una logica realtà nonché una ovvia deduzione.
Credo che vada spiegata in termini semplici e comprensibili per tutti cosa sia la PAS, e perché sia così tanto controversa come patologia.
Credo che per prima cosa vada evidenziato che stiamo trattando di aggressioni all’IO del minore e delle modalità di reazione di un bambino posto all’interno di situazioni conflittuali.
Partendo quindi da delle ovvietà etiche ricorderei che:
Quando il minore subisce delle aggressioni (fisiche o psichiche) la famiglia rappresenta la difesa principale per la sua incolumità; però quando le aggressioni arrivano proprio dalla famiglia il minore si trova posto di prepotenza in grande difficoltà.
La giurisprudenza qui interseca la psichiatria e la psicologia.
Le aggressioni possono andare dall’estremo dei maltrattamenti all’altro estremo dell’abbandono. Una forma di violenza fatta al minore è ANCHE SOLO il coinvolgerlo DIRETTAMENTE in separazioni conflittuali questo è quello che favorisce l’insorgenza della possibile alienazione (PAS).
Di fronte a questo tipo di aggressioni l’Io infantile (il suo sistema di difesa ) può attivare istanze d’ansia associate a vissuti di esclusione, rifiuto, repulsione, e instabilità.
Dato lo scarso equipaggiamento difensivo dell’IO di un bambino il minore utilizzerà diverse reazioni:
- contrattacco (atteggiamento offensivo)
- fuga (regressione)
- nascondimento (evitamento, isolamento)
Questi sono i primi sintomi su cui i campi di cui sopra, giurisprudenza, psichiatria e psicologia, dovrebbero creare l’allerta.
Purtroppo viviamo all’interno di un miope sistema in cui il concetto di patologia viene generalmente correlato ad un disagio della singola persona.
Nella PAS (sindrome di alienazione parentale) questa condizione di disagio non viene,secondo alcune scuole di pensiero,percepita coscientemente dal bambino, ma dal campo e/o dal soggetto terzo che viene alienato; questo chiaramente apre il dibattito su chi sia quindi il soggetto affetto.
La giurisprudenza ovviamente trova qui il primo problema spinoso.
In realtà dovrebbe a questo tendere una mano la psicologia delucidando che qualsiasi disturbo della personalità non agisce sul soggetto affetto ma sulle persone a lui vicine ed affezionate.
L’alienazione avviene perché uno dei due coniugi distrugge la fiducia e la Continua a leggere…

Dove ci portano la MALINCONIA, la NOSTALGIA, la DEPRESSIONE? (Jung, Carotenuto, Hillman, R.Morelli, M.L.Von Franz)

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Qui Jung parlando di un passo di Holderlin in cui dedica alcuni versi alla sua passata splendida giovinezza d’un tempo, scrive:

«Il distacco dalla giovinezza ha sottratto alla natura persino il suo aureo fulgore e il futuro appare vuoto e senza speranza. Ciò che però toglie il fulgore alla natura e la gioia alla vita, è il riguardare indietro a ciò che un tempo era fuori di noi, invece di figgere lo sguardo addentro nello stato depressivo. Il guardare indietro porta alla regressione ne costituisce l’avvio. La regressione è anche un’introversione involontaria, in quanto il passato è oggetto delle nostre reminiscenze ed è quindi un contenuto psichico, un fattore endopsichico. La regressione è uno scivolare nel passato provocato da una depressione nel presente. La depressione va considerata come un fenomeno inconscio di compensazione, il cui contenuto, per raggiungere la sua piena efficacia, dovrebbe essere reso cosciente. Ciò può verificarsi solo regredendo coscientemente di pari passo con la tendenza depressiva e integrando nella coscienza le reminiscenze così attivate, il che corrisponde all’intento perseguito dalla depressione.»
(C.G.Jung – Simboli della Trasformazione, Edizioni Bollati Boringhieri, p.393)

“Nella malinconia si cela una parte molto importante della personalità, un prezioso frammento della psiche, da cui può scaturire la creatività, conferendogli un significato di alta spiritualità catartica. Non dobbiamo cercare di liberarci di una nevrosi, ma piuttosto di fare esperienza di quello che significa per noi e di quello che ci insegna. Dobbiamo addirittura imparare ad esserle riconoscenti. Senza di lei avremmo potuto perdere l’occasione di apprendere chi siamo in realtà: non siamo noi a guarirla, è lei che ci guarisce.”
(Carl Gustav Jung)

«Cosa vuole da me la depressione? Dove mi vuole portare? Cosa vuole fare di me l’insonnia? Che progetti ha per me la mia anima, dato che mi invia l’attacco di panico? Dove vuole arrivare? Cosa vuole fare di me?»
(Raffaele Morelli – Non siamo nati per soffrire, p.27)

«In genere, prima, c’è un periodo di depressione, di vuoto, di assenza di avvenimenti: più a lungo esso dura, più facilmente si può supporre che un enorme ammontare di energia si stia accumulando nell’inconscio.
PERCHÈ QUALCOSA DI IMPORTANTE ARRIVI A ESPRIMERSI, C’È BISOGNO DI UN SIMILE PERIODO IN CUI, PER COSÌ DIRE, NULLA ACCADE A LIVELLO DI COSCIENZA.
Noto io stessa un fenomeno analogo quando, per esempio, scrivo un saggio.
Se solo penso: “Oh, questo argomento è interessante!” e mi metto a scrivere, allora ne viene fuori una chiacchiera superficiale. Continua a leggere…

Il godimento immediato ed effimero è lontano del “Desiderio”. Imparare a desiderare. (di Massimo Recalcati)

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«La cosa che più colpisce come psicanalista è vedere che il sintomo più diffuso tra i giovani, aldilà della depressione, l’anoressia, il panico, le droghe, sia il fatto che sono senza desiderio, che sono vite senza desiderio.
Il disagio della giovinezza prende questa forma della vita come turacciolo passivo, sballottato dalle onde del godimento.
(…) Dovremmo poter dire ai nostri figli: se tu rinunci al godimento immediato, se non ti perdi nel culto effimero della sensazione, se non insegui il miraggio del nuovo, potrai avere una soddisfazione assai maggiore.
Questa è la posta in gioco. Quale soddisfazione?
Quella del desiderio.»

(Massimo Recalcati)

«Quando comprendiamo che quello che profondamente desideriamo non può mai essere trovato in un oggetto, una sostanza, un’attività, una relazione o uno stato, il nostro desiderio perde la sua direzione e il suo dinamismo naturalmente, senza sforzo; rifluisce alla sua fonte, e si rivela come la felicità che stavamo cercando.»

(Rupert Spira)

Continua a leggere…

«Another Earth» un film di Mike Cahill e Brit Marlink

«Nell’immensità del cosmo che esiste da più di 13 mila milioni di anni, c’è una copia esatta del nostro pianeta, con una copia esatta di noi stessi…allora cominci a chiederti se quell’altro ME abbia fatto gli stessi errori che ho fatto io e se quel me sia migliore di questo ME»

«Se incontrassi l’altro te, cosa gli diresti?»

VERSI: Cerchiamo un Dio in quest’inverno… (Emanuele G. Casale)

Foto di Luis Beltran

Foto di Luis Beltran

«D’amore
d’inverno
un sole nascente brillava nella morte
di questi tempi.
Cercavamo un Dio…
era come un richiamo d’infanzia
un richiamo d’amore
una presenza a cui eravamo abituati
perché da lui discendevamo.
Non in alto
né in basso,
nei volti familiari e propri vi è ancora quella presenza
che non cambia
mai»
(Emanuele G. Casale – Registrato con Licenza CC – Creative Commons Licenza Creative Commons.

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported.)

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