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---- «Per fortuna sono Jung e non sono Junghiano!» (Jung)

---- « Sono stato definito “cercatore”, non so se fosse un complimento. Ringrazio il destino di avere benevolmente impedito alla mia barca di approdare sulle aride sponde di una raccapricciante conclusività.
Chi cerca trova, e colui che sempre cerca, sempre trova. Per questo sono felice di non vedere alcuna conclusività da nessuna parte, bensì un’oscura distesa piena di misteri e di avventura. »
(C.G.Jung – Sulla psicologia, 1933, p.106)

Il potere degli «introversi». L’introversione nella società e nella cultura odierna. (Susan Cain, per TED)

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Qui il  LINK al video: Conferenza su TED di Susan Cain

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« (…) per alcune persone, la solitudine, è l’aria che respirano»
(Susan Cain: The power of introverts)

«Anche Carl Jung, lo psicologo che per primo ha reso popolari questi termini, ha detto che il puro introverso o il puro estroverso non esistono, e che una persona così starebbe in un manicomio per lunatici, se esistesse.»
(Susan Cain: The power of introverts)

«Quando si parla di tipo estroverso o introverso non è quindi a un carattere particolare che si allude, ma a come si muovono prevalentemente le energie psichiche di un individuo.
Secondo Jung l’atto della conoscenz Continua a leggere…

Ogni distacco ha lo scopo di mantenere un contatto: è una struggente modalità di rapporto. Da “Eco a me stesso”di M.Alessandrini

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«E’ possibile amare se stessi, e tutto ciò che dentro se stessi soffre? Ed è possibile amare gli altri, e tutto ciò che in noi, nel rapporto con gli altri, soffre? Cristiano d’oriente, mistico e anacoreta del VII secolo, Isacco di Ninive scrive: “Vuoi tu acquisire, secondo il comandamento dell’evangelo, l’amore del prossimo, all’interno della tua anima? Allontanati da lui [dal prossimo]! Allora la fiamma dell’amore per lui [per il prossimo] brucerà in te, e ti rallegrerai alla sua visione, come se vedessi un angelo di luce”.Da queste parole sembra possibile trarre la palpabile sensazione di quanto il distacco possa essere, e di fatto sia, una modalità per accettare e per amare ciò che di inaccettabile, di lacerante, d Continua a leggere…

La padronanza esige solitudine: solo qui la vita tocca l’anima del mondo. Che ognuno sia a guardia della solitudine dell’altro (Noel Cobb – Maestri per l’Anima)

rilke_studio «Sappiamo o non sappiamo, amici miei, cos’è il silenzio?
Questa vita che guarda nei due sensi
ha segnato il volto dell’uomo dal di dentro.»
(Rilke – Sonetti a orfeo.)

«La padronanza esige solitudine. Può esserci un periodo, durante i primi anni dell’apprendimento, nel quale si sta molto con gli altri, ma via via che il lavoro assume il suo vero significato, l’artista chiude la porta alla società ed entra nel santuario del suo studio, o dei suoi studi, ad ascoltarvi i comandi dell’anima e a lottare con la grande opera.
Rilke descrive questo molto bene in una lettera a Clara (moglie) del 1903:

“Ciascuno di noi deve trovare nel suo lavoro il nucleo centrale della propria vita e da lì riuscire a espandersi in ogni direzione il più possibile. E durante questo, nessun’altra persona dovrebbe guardarlo…nemmeno lui stesso.”

[…] Una delle più comuni lamentele che vengono portate nello studio dell’analista è quella della solitudine. Come se essere soli fosse o una punizione o un delitto. E abbiamo escogitato innumerevoli modi per evitare di essere soli, di stare in solitudine. […] Invece la padronanza esige solitudine. […]
Come dice James Hillman:

“Quando in sentimenti di solitudine vengono considerati archetipici, diventano necessari; non sono più segno di peccato, di terrore, di male. L’incomprensibile autonomia del sentimento può essere accettata e la solitudine può essere liberata dall’identificazione con l’isolamento letterale.”


Senza solitudine, come avrebbe potuto, Schubert, scrivere i suoi 600 Lieder, per non parlare delle sinfonie, i trio, i quartetti, le sonate e le opere? Come avrebbe potuto, Edvard Munch, dipingere 1.100 quadri e realizzare 18.000 opere grafiche? Come avrebbe potuto Picasso creare quell’enorme numero di disegni, incisioni, sculture, libri, collages e dipinti che riempiono le pareti di così tante gallerie d’arte in così ta Continua a leggere…

«E’ dal passato più remoto che viene creato il futuro» (Jung, dai seminari sullo Zarathustra)

penitente_moon_stars«Quando alzate lo sguardo al cielo e vi meravigliate della bellezza delle stelle, queste vi appaiono non come sono ora, ma come furono innumerevoli milioni di anni fa. Stando alle apparenze, è una nuova stella quella che vedete risplendere, ma quella stella brillò per la prima volta quando in Egitto regnava Tutankhamon e può darsi che oggi non esista più. Se per miracolo tutte le stelle del cielo venissero spazzate via da un momento all’altro, noi continueremmo a vederle […] ancora: dopodicchè, forse, inizierebbe a scomparire la prima, e venti o cinquant’anni più tardi potrebbero seguirla altre, ma il cielo continuerebbe a starsene là come prima, e ci vorrebbero innumerevoli milioni di anni prima che svanisse l’ultima.
Perciò noi viviamo sempre in tempi in cui cose che sono state esistono ancora. La sola cosa spiacevole è che non sia possibile vedere ciò che si trova nel futuro. Il nostro inconscio, però, è in qualche modo in anticipo rispetto ai nostri occhi e ha una qualche nozione delle cose che saranno, poiché è dal passato più remoto che viene creato il futuro.»

(C.G.Jung – dai seminari dello Zarathustra di Nietzsche tenuti del 1934-39. Edizioni B.Boringhieri, p.48-49, 2014)

Psicologia della DONNA: in ognuna vive un “uomo interiore” (Animus). Clinica, dinamiche e strutture dell’Animus nella donna.

Jung Animus Woman
Alla fine del post troverete dei link di approfondimento specialistico – indispensabili – sulla natura di questi due complessi/archetipi in Psicologia, Anima e Animus. La donna interiore ad ogni uomo (Anima), e l’uomo interiore ad ogni donna (Animus)
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«Nella sua forma negativa, l’Animus, l’uomo interiore della donna, è un potere del male, distruttivo per la vita umana. Separa la donna dalla sua femminilità. L’allontana dal calore umano e dalla gentilezza, la isola in un mondo privo di senso, martoriata da mani invisibili. La donna si sente vittima, prigioniera, intrappolata dalle circostanze esterne oppure da un destino crudele.

«Jung definì ANIMUS (termine che in latino significa ‘spirito’) la personificazione maschile dell’inconscio nei sogni delle donne. Anche l’Animus, come l’Anima, passa attraverso un processo di sviluppo in quattro fasi. In “L’uomo e i suoi simboli”, la dott.ssa Marie Louise Von Franz individua le fasi nel modo seguente:
“Dapprima si manifesta come la personificazione del mero potere fisico, per esempio come un campione di atletica, un uomo tutto muscoli. Nella fase successiva rivela il suo spirito di iniziativa e la capacità di svolgere un’attività pianificata. Nella terza fase, l’Animus diventa la ‘parola’ […] Infine, nella sua quarta manifestazione, l’Animus è l’incarnazione del senso. A questo più alto livello diviene (come l’Anima) il mediatore dell’esperienza religiosa e di conseguenza la vita acquisisce un nuovo senso. Fornisce alla donna fermezza spirituale, un invisibile sostegno interiore che la compensa della sua fragilità esterna.”
A questo livello più alto l’uomo interiore funge da collegamento con il Sé. Personifica le capacità di coraggio, spirito e verità della donna e la pone in contatto con la fonte della sua creatività personale. Ma, come l’Anima-vampiro nell’uomo, l’Animus, nella sua forma negativa, è un parassita. Personifica la brutalità, la freddezza, l’ostinazione e paralizza la crescita della donna.
Trasformare l’Animus significa andare incontro a una sofferenza immensa, perché si tratta, né più né meno, di abbandonare una identità vecchia a favore di una nuova. Ciò richiede un grande coraggio. Ma vale la pena di intraprendere questo viaggio, poiché le ricompense sono veramente incommensurabili.»
(Marie Louise Von Franz – Il mondo dei sogni. Red Edizioni)

«L’Animus positivo è la consapevolezza istintiva più profonda della verità interiore, una verità fondamentale che guida la donna spirituale nel suo processo di individuazione, verso la possibilità di diventare se stessa.
E’ l’opposto dell’Animus negativo che, al contrario, è un grande imbroglione. (…)
Il lato maschile nelle donne è estremamente importante, tanto in senso positivo quanto in senso negativo. Presenta i suoi aspetti negativi soltanto quando le donne non sanno rapportarsi a esso con saggezza. La donna priva di Animus non ha energia né intraprendenza e neppure intelligenza e iniziativa. E’ una creatura molto povera. Tutto ciò di cui dispone sono un grembo per produrre figli e mani per cucinare. La donna priva di Animus non è niente. Da qui si vede come l’Animus sia estremamente positivo. Esso è intelligenza, anelito spirituale. Tutta la spiritualità della donna è legata all’Animus. Così, possiamo affermare che nella donna l’Animus, il suo lato maschile, si estende dal diavolo allo Spirito Santo.»
(Marie Louise Von Franz – Il mondo dei sogni. Red Edizioni, p.179)

“Nelle donne intellettuali l’animus causa spesso un argomentare e un raziocinare che vorrebbero essere intellettuali e critici, ma che in sostanza consistono nel fare di un punto secondario un argomento capitale, contro ogni senso. Oppure una discussione di per sè chiara viene irrimedi Continua a leggere…

Il dogma del “cambiare il mondo lì fuori”: l’illusione moderna del nevrotico perenne.

change the world cambiare il mondo

“Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso.” (Lev Tolstoj)

“Ieri ero intelligente, ecco perché volevo cambiare il mondo. Oggi sono saggio, ecco perché sto cambiando me stesso.”
(Sri Chinmoy)

“Il saggio non fa nulla,
eppure cambia il mondo.”
(Lao Tzu – Tao te Ching)

« (…) non donare nulla all’umanità, ma di farsi carico di una parte del fardello che la grava e di aiutarla a portarlo; soltanto allora gli uomini serberanno gratitudine.»
(C.G.Jung – Da i seminari sullo Zarathustra di Nietzsche, Vol.1, Bollati Boringhieri, p.47)

«L’uomo in pace con se stesso, che accetta se stesso, dà il suo infinitesimale contributo al bene dell’universo. Ognuno presti cura e attenzione ai suoi conflitti interiori e personali e avrà ridotto di un milionesimo di milione la conflittualità del mondo.»
(C.G.Jung)

“A me non interessa il mondo. Mi interessano le persone con cui vivo: il resto del mondo è tutto nei giornali. La mia famiglia, i miei vicini, sono loro la mia vita: l’unica vita di cui posso avere esperienza; il resto è mitologia giornalistica. Non è poi così importante che io faccia carriera o realizzi grandi cose per me stesso. Ciò che conta e dà senso alla mia vita è che io viva nel modo più pieno possibile per realizzare la volontà divina che è in me.

Questo compito mi occupa a tal punto che non mi resta tempo per nient’altro. Vorrei farvi notare che se tutti vivessimo in questo modo, non avremmo più bisogno di eserciti, né di polizia, Continua a leggere…

6 Giugno 1961/1991 – Tributo a Jung nel giorno del 52’anniversario di morte. Di Emanuele Casale

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Un giorno a me caro nel quale contemplare alcune cose del remoto e alcune cose del domani per riunirle nell’adesso, dove mi servono da bussola imprescindibile per orientarmi nel caos di cui ognuno, con sue modalità, ne abita gli ampi spazi fecondi. Oltre ad essere il mio compleanno, il 6 giugno, già da diversi anni ormai, è per me un giorno nel quale trovarmi ancora più vicino a Jung, oltre la mera vicinanza dovuta agli studi di psicologia all’interno dei quali lui è stato – ed è – base e futuro imprescindibile.

Il 6 Giugno 1961 Andava via da questo piano di realtà CARL GUSTAV JUNG, a casa Kusnacht, in piena serenità, circondato dai cari che gli avevano riempito la vita fino agli ultimi suoi giorni; lasciando al mondo la più grande opera scientifica/culturale mai esistita nel XX secolo. Ma ciò che l’Anima lascia oltre il materico e l’immediatamente tangibile è ancora altro, di invisibile ma di operante, che agisce a livello universale e per sempre. Poi il 6 Giugno, ma stavolta nel 1991, nasceva un Emanuele Casale un pò malatone ossessivo e con pezzi d’A Continua a leggere…

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